Il calcio è uno dei nutrienti chiave per la salute delle ossa, e non solo, in ogni fase della vita. Ma possiamo, solamente attraverso la dieta, raggiungere il suo fabbisogno? O dobbiamo ricorrere agli integratori?
Fin da bambini ci sentiamo dire che per avere delle “ossa forti” dobbiamo bere il latte, mettendo in evidenza come il calcio contenuto nel latte e le ossa siano, in modi che non sempre possiamo comprendere in tenera età, strettamente legati tra di loro. Ed è vero: il calcio è fondamentale per la struttura di ossa e denti, ma non è contenuto solo nel latte!
Questo minerale svolge anche altre funzioni essenziali per l’organismo, dalla contrazione muscolare alla trasmissione degli impulsi nervosi. Inoltre, non esiste una sola fonte alimentare di calcio: oltre a latte, yogurt e formaggi, lo si ritrova anche in alcune verdure, nei semi oleosi, nella soia e i suoi derivati, nel pesce (soprattutto se consumato con la lisca) e perfino nell’acqua.
Calcio: funzioni e fabbisogni
Il calcio è il minerale più abbondante all’interno dell’organismo umano: un corpo adulto sano ne contiene tra i 900 g e gli 1,3 kg!
La maggior parte del calcio, circa il 99%, è contenuto nella struttura di ossa e denti e solo l’1% lo si ritrova nei liquidi extra e intracellulari, dove ha un ruolo in numerose funzioni fisiologiche come la contrazione muscolare, la vasodilatazione e vasocostrizione, la trasmissione degli impulsi nervosi e la regolazione del trasporto di sostanze e del funzionamento degli ormoni.
L’assorbimento di calcio è strettamente dipendente dalla presenza di vitamina D, per questo motivo quando la vitamina D è carente vi è un maggior rischio di andare incontro a problematiche ossee.
I fabbisogni di calcio variano in base all’età, dall’epoca neonatale fino ai 18 anni. Dall’età adulta, l’assunzione di riferimento per la popolazione (PRI) è, per entrambi i sessi, di 950 mg al giorno e aumenta a 1100 mg dai 65 anni in avanti. Nelle donne il PRI è pari a 1100 mg anche durante la gravidanza, l’allattamento e, indipendentemente dall’età, nel periodo post-menopausa.
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Età |
Fabbisogno |
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7-12 mesi |
280* mg |
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1-3 anni |
510 mg |
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4-6 anni |
900 mg |
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7-10 anni |
1040 mg |
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11-14 anni |
1150 mg |
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15-17 anni |
1150 mg |
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Adulti 18-64 anni |
950 mg |
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Adulti ≥ 65 anni |
1100 mg |
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Gravidanza |
1100 mg |
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Allattamento |
1100 mg |
Rielaborato da LARN - Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia. V Revisione, SINU (2024).
Quali alimenti sono ricchi in calcio?
Quando pensiamo al calcio, nel mondo alimentare, viene quasi automatico pensare al latte e ai formaggi, come se solo queste categorie di alimenti fossero delle valide fonti del minerale. In realtà il calcio è presente in tanti altri cibi, sia vegetali che animali.
Le verdure, in particolare quelle a foglia verde, sono tra le migliori fonti di calcio.
Tra le verdure più comuni, quelle che apportano più calcio per porzione sono il cavolo nero (508 mg per 200 g), il crescione (136 mg per 80 g), la rucola (128 mg per 80 g), la cicoria da taglio (120 mg per 80 g), il radicchio verde (92 mg per 80 g), ma anche altre verdure non a foglia come carciofi (172 mg per 200 g), cavolo cappuccio (120 mg per 200 g), porri (108 mg per 200 g) e cavolini di Bruxelles (102 mg per 200 g).
La biodisponibilità di calcio nelle verdure è generalmente buona, fanno eccezione alcuni vegetali come spinaci, barbabietola e rabarbaro che sono ricchi di ossalati, composti che ne limitano l’assorbimento. In questi casi, la bollitura è efficace nel diminuire il contenuto dei fattori anti-nutrizionali e, di conseguenza, incrementare il contenuto di calcio biodisponibile.
La frutta fresca non è tra le migliori fonti di calcio, ma all’interno di un’alimentazione varia può sicuramente contribuire al raggiungimento del suo fabbisogno giornaliero. Ad esempio, una porzione da 150 g di ribes neri contiene 90 mg del minerale, arance e lamponi circa 74 mg.
Molto ricche, invece, sono le scorze di arancia e limone che, tuttavia, non possono considerarsi una fonte significativa per le quantità normalmente utilizzate (ad esempio per insaporire i piatti).
La frutta essiccata, invece, contiene più calcio rispetto alla frutta fresca, in virtù del fatto che vitamine e minerali risultano concentrati a seguito del processo di essicazione. Tuttavia, questo vale se facciamo un paragone sui 100 g. Se consideriamo, invece, la porzione standard consigliata di frutta essiccata, pari a 30 g, le quantità di calcio non variano molto rispetto a quelle apportate da una porzione di frutta fresca (150 g).
Frutta a guscio e semi, pur contenendo una discreta quantità di calcio, non sono fonti ottimali in quanto la maggior parte contiene anche molto fosforo. Un rapporto nella dieta calcio/fosforo sbilanciato a favore del secondo, infatti, comporta un minor assorbimento del primo.
Tuttavia, alcuni semi oleosi fanno eccezione, come i semi di papavero e i semi di sesamo che apportano rispettivamente 432 mg e 293 mg di calcio per porzione da 30 g.
Cereali e legumi non possono essere considerati delle ottime fonti di calcio, ma sicuramente, nel complesso della dieta, possono fornire un contributo al raggiungimento del suo fabbisogno.
La criticità maggiore, per queste due categorie di alimenti, è la presenza di acido fitico che, come gli ossalati di alcune verdure, limita l’assorbimento del minerale. La cottura, l’ammollo e anche il processo di fermentazione, sono azioni che consentono di diminuire il contenuto di acido fitico negli alimenti.
Tra i cereali più ricchi per porzione (80 g), ne troviamo alcuni poco comuni nel nostro paese, come teff (144 mg) e amaranto (127 mg), a seguire alimenti più consumati come la farina di grano duro (107 mg) e di avena (64 mg).
Tra i legumi i semi di soia (freschi, in scatola o surgelati) detengono senza dubbio il primato per quanto riguarda il contenuto di calcio, apportandone 386 mg per una porzione da 150 g. Anche i derivati dalla fermentazione della soia, come tempeh e natto, ne sono ricchi. Il tofu, invece, per via del suo processo produttivo, può essere considerato una buona fonte di calcio solo se preparato con solfato di calcio. Per verificarlo, basterà leggere la lista ingredienti e vedere se è presente la dicitura “solfato di calcio” o “calcio solfato”.
Altri legumi, come fagioli, lenticchie e ceci secchi apportano quote di calcio inferiori, pari rispettivamente a 69 mg, 64 mg e 59 mg per la porzione standard di 50 g.
Il latte e i suoi derivati, come abbiamo detto all’inizio, sono sicuramente la fonte di calcio maggiormente conosciuta.
Il latte e lo yogurt bianco al naturale apportano 150 mg di calcio per una porzione di 125 g, mentre la medesima quantità di yogurt greco ne contiene 188 mg.
In questo contesto va fatta una menzione ai sostituti vegetali a base di soia di latte e yogurt che, molto spesso, sono addizionati di calcio e ne contengono le medesime quantità dei loro corrispettivi non vegetali.
I formaggi, invece, contengono quantità ben più elevate di calcio: 100 g di robiola apportano 704 mg di calcio, il 74% del fabbisogno giornaliero di un adulto!
Tra gli altri formaggi, quelli stagionati come grana, pecorino, asiago ne contengono una quota maggiore, ma ricordiamo che, poiché ricchi di grassi saturi e sale, sono da consumare con moderazione, preferendo, invece, quelli magri e freschi.
In generale i pesci, soprattutto quelli che vengono consumati con la lisca, sono buone fonti di calcio. Per questo motivo, i latterini (meglio conosciuti come “pesciolini”) sono tra i più ricchi, in quanto consumati nella loro interezza. Tuttavia, siccome si consumano principalmente fritti, non sono da considerarsi una fonte smart del minerale.
Per quanto riguardo il pesce azzurro, le alici apportano 222 mg di calcio per una porzione da 150 g, ma solo se consumate con la lisca!
Siccome il consumo della lisca non è spesso gradito, quando si parla di pesce meglio considerare molluschi e crostacei come fonte di calcio, come i calamari e i gamberi che ne apportano, rispettivamente, 216 mg e 165 mg per 150 g.
Anche se spesso non ci si pensa, l’acqua è un’importante fonte di minerali, soprattutto considerando che se ne dovrebbe bere 2-2,5 litri al giorno.
L’acqua è definita “calcica” quando contiene più di 150 mg di calcio per litro e rappresenta sicuramente un buon contributo al raggiungimento del fabbisogno giornaliero del minerale.
Anche l’acqua di rubinetto contiene calcio (carbonato di calcio), tra i 20,6 e i 98 mg/L in base al territorio. Il carbonato di calcio è una delle forme del minerale maggiormente biodisponibile per il nostro organismo, rendendo l’acqua di rubinetto una fonte da non trascurare!
Calcio e salute
Il calcio è fondamentale per la formazione della struttura ossea e anche per l’aumento e il mantenimento della sua densità. Una carenza di calcio, infatti, obbliga il nostro organismo a recuperarlo dalle ossa per mantenerne i livelli corretti in circolo. Questo può portare ad osteopenia, ovvero una densità minerale ossea minore di quella considerata fisiologica, oppure ad osteoporosi, una condizione in cui la densità minerale ossea è ulteriormente ridotta e risulta spesso correlata a un maggiore rischio di fratture, talvolta “spontanee” o comunque provocate anche da traumi di lieve entità.
Al contrario, una situazione di ipercalcemia è improbabile che si verifichi se la sola introduzione di calcio nell’organismo viene dalla dieta, mentre è più probabile riscontrarla se si fa uso improprio di integratori di calcio, specie se accompagnati da integratori di vitamina D, che ne facilita l’assorbimento.
Mentre un adeguato apporto di calcio con la dieta è fondamentale per il benessere delle ossa, non si hanno particolari evidenze rispetto ad altri outcome di salute.
Per quanto riguarda i tumori, il World Cancer Research Fund (Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro - WCRF), indica, con evidenza forte, un’associazione protettiva tra uso di integratori di calcio e rischio di tumore del colon-retto. Allo stesso tempo, però, il WCRF sottolinea che è preferibile raggiungere i fabbisogni del minerale attraverso una dieta sana, varia ed equilibrata, ispirata al modello mediterraneo, piuttosto che affidarsi agli integratori.
Anche il consumo di latte e latticini è associato a un minor rischio di insorgenza del cancro al colon-retto. Una parte del beneficio potrebbe essere legata proprio al contenuto di calcio di questi alimenti: oltre al noto ruolo nella salute dell’osso, il calcio partecipa anche a processi come la regolazione della proliferazione e della differenziazione delle cellule.
Rispetto alla salute cardiovascolare, invece, le evidenze non sono ancora abbastanza solide, tuttavia sembra che un ridotto apporto di calcio aumenti il rischio di ipertensione, infarto e aterosclerosi, ma, allo stesso tempo, alcuni studi hanno riscontrato come l’uso di integratori di calcio possa aumentare il rischio di eventi cardiovascolari.
Nelle donne in post-menopausa la demineralizzazione ossea dovuta dalla riduzione della produzione di estrogeni è fisiologica. In Italia, si stima che 5 milioni di persone, di cui l’80% donne, siano affette da osteoporosi.
Tuttavia, una corretta introduzione del minerale durante la menopausa e, soprattutto, nel periodo della crescita è un’arma efficace nella prevenzione della patologia. Maggiore è il picco di massa ossea ottenuto entro i trent’anni, infatti, minore sarà il rischio di sviluppare osteoporosi dopo la menopausa.
Con l’avanzare dell’età, sia negli uomini sia nelle donne, la composizione corporea cambia progressivamente: la massa magra tende a ridursi, soprattutto a carico dei muscoli scheletrici (sarcopenia), mentre la massa grassa aumenta. Questo andamento è legato da un lato a un minore utilizzo della muscolatura, dall’altro a una diminuzione della capacità dell’organismo di sintetizzare proteine muscolari in modo efficiente.
Alla sarcopenia si associa spesso anche una perdita di densità e resistenza dell’osso, che aumenta la predisposizione all’osteoporosi.
Come già accennato, sebbene l’osteoporosi interessi più frequentemente le donne in menopausa, i cambiamenti legati all’invecchiamento la rendono sempre più comune anche negli uomini, in particolare dopo i 70 anni.
Sul fronte della prevenzione, un’alimentazione equilibrata (con adeguati apporti di calcio e vitamina D) e uno stile di vita attivo costituiscono la base per proteggere ossa e muscoli nel tempo.
Queste abitudini contano ancora di più se iniziano presto: come detto per le donne, maggiore è la massa ossea raggiunta al picco (che si ha generalmente intorno ai 30 anni), maggiore è la “riserva” su cui l’organismo può contare durante l’invecchiamento e, di conseguenza, minore tende a essere la probabilità di sviluppare osteoporosi in età avanzata.
I vegani sono a rischio carenza?
In chi segue una dieta vegetariana, raggiungere il fabbisogno di calcio è in genere più semplice: la presenza di latte, yogurt e formaggi rende meno probabile un apporto insufficiente, soprattutto se questi alimenti vengono consumati con regolarità. Nella dieta vegana, invece, è richiesta un’attenzione maggiore perché queste categorie alimentari sono escluse.
Diventa quindi importante garantire un introito adeguato di calcio attraverso varie fonti vegetali, scegliendo in particolare verdure a basso contenuto di ossalati, includendo alternative vegetali a latte e yogurt a base di soia e fortificate con calcio, consumando soia e suoi derivati (tra cui tofu preparato con solfato di calcio) ed, eventualmente, bevendo acque calciche.
In ogni caso, è molto importante monitorare lo stato del calcio e di altri nutrienti (come proteine, vitamina B12, ferro, zinco e acidi grassi omega-3) che non sempre sono presenti in quantità ottimale nelle diete vegetariane e vegane.
Questo aspetto diventa particolarmente importante in alcune fasi della vita o condizioni specifiche: infanzia, adolescenza, dai 65 anni in poi, se si è atleti o in caso di gravidanza e allattamento.
Calcio a tavola: consigli pratici
Un assorbimento ottimale del calcio introdotto con la dieta dipende da diversi fattori: alcuni lo favoriscono, altri, invece, lo ostacolano.
Come abbiamo detto all’inizio, la presenza di vitamina D è fondamentale per il suo assorbimento, per questo motivo è importante assicurarsene un adeguato apporto tramite l’alimentazione o l’esposizione solare.
Anche il magnesio è un “amico” del calcio che però non agisce tanto aumentandone l’assorbimento, bensì diminuendone l’eliminazione con le urine.
Al contrario, un eccesso di sodio e fosforo e l’abuso di caffeina e di alcol, ostacolano il suo assorbimento o ne aumentano l’escrezione a livello urinario.
Una dieta sana, varia ed equilibrata è sufficiente a garantire un adeguato apporto di calcio nella maggior parte dei casi. In condizioni particolari, e sempre dietro consiglio medico, è possibile ricorrere all’uso degli integratori.
Vediamo alcuni consigli pratici per assicurare una corretta introduzione di calcio con l’alimentazione.
- Segui una dieta varia ed equilibrata, seguendo la regola del piatto smart ad ogni pasto principale, dalla colazione alla cena.
- Consuma latte, yogurt e formaggi freschi e magri, come ricotta e crescenza. Per chi fosse intollerante al lattosio si possono scegliere i prodotti delattosati.
- Consuma alimenti vegetali ricchi di calcio, in particolare le verdure appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae (cavolo nero, cavolo cappuccio, crescione etc.).
- Idratati correttamente durante la giornata! Va benissimo anche l’acqua del rubinetto, scelta che fa bene anche all’ambiente.
- Utilizza erbe aromatiche, spezie, succo e scorza di agrumi per condire i tuoi piatti, in modo da ridurre l’utilizzo di sale.
- Limita il consumo di alimenti ultra-processati, spesso ricchi di sale, e di bibite contenenti acido fosforico (bevande tipo cola).
- Non abusare di caffè e altre fonti di caffeina (tè, cioccolato, bevande energetiche, bevande tipo cola). Un adulto sano può consumare fino a 400 mg di caffeina al giorno, quantità che si dimezza nelle donne in gravidanza e allattamento
- Limita le bevande alcoliche. Oltre a favorire uno stato di carenza di calcio, l’alcol è un fattore di rischio per la salute cardiovascolare ed aumenta la probabilità di sviluppare 8 diversi tipi di tumori.